

Il blog di C. De Vincenzo inizia così: "Sono Beth, e muoio spesso. La morte è lentissima, oppure è un lampo". Andate a a dargli un'occhiata. Ci trovate i racconti di tutte le volte in cui la protagonista è passata a miglior vita. Quello che segue, è una di quei racconti.
dal Blog di Bethmuore - giovedì, 29 maggio 2008
Mi sveglio, sento che c'è qualcosa che non va. Non vi racconto balle, l'impressione è che non ci sia più il letto sotto di me. Mi viene mal di stomaco, storco la bocca per il disgusto, ma ho ancora gli occhi chiusi.
Serena nella certezza del buio che dovrei vedere attorno a me, l'istante in cui apro gli occhi passa quasi inosservato. Nella mia vita avrò alzato le palpebre tante volte quanto ho respirato, credo. Ma stavolta l'unica cosa certa è proprio quella che manca. Mi ritrovo in aperto cielo, in camicia da notte. Non ci sono parole più belle per dirlo... sto volando. Mi godo la vista dall'alto, le luci accese in città. Non è un film americano, non ci sono aerei o elicotteri che dicono "oggetto volante non indentificato" o tutte quelle stronzate lì. La verità è che non mi nota proprio nessuno, perchè la gente non guarda mai il cielo a meno che non voglia una risposta alla domanda "devo tirare lo stendino dentro perchè pioverà?".
Comunque fluttuo, dicevo. Sorrido, è assurdo e "perchè è capitato proprio a me? ma è reale? come finirà? potrò rifarlo?" Come sono ingenua certe volte. Questo è un blog di morte e io sono ad almeno 700 metri da terra, cazzo. Come credete che vada a finire? Comincia una lenta, lenta discesa. Dolce. Sembra quasi che sia io a volerla. Ma in questo gioco io non comando un emerito cazzo. La discesa diventa più frenetica ogni istante e quando supero la cima dei palazzi più alti, mi fisso sulle persone che sono giù.
Quello lì sembra proprio il mio uomo. Che. Fa. Sesso. Con. Una. Altra. Donna. In un parco di notte... ma dai... a me non mi ci ha mai portato in un parco di notte a scopare. Ehy, sapete? Forse c'è qualcosa che posso controllare: il posto su cui atterrare. Ti sto puntando, baby. Tu e la tua amichetta non vi aspettate che io piombi letteralmente dal cielo, eh? Bhè, io stasera non mi aspettavo tante cose. Non mi aspettavo di volare, non mi aspettavo che tu mi tradissi ma che vuoi farci. Sono cose che capitano. Ti urlo addosso quando sono a 5 metri da te. A 4 metri vedo la tua faccia spaventata. 3 sono i metri quando la stronza alza il viso e urla. La consapevolezza che il mio urlo è di odio e non di paura arriva quando mancano 2 metri.
1 solo metro mi separa da te, caro.
Allo scoccare dello 0 siamo morti tutti.
Ma solo perchè stavo volando sopra di te...
un racconto di C. De Vincenzo



