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mercoledì, 24 settembre 2008 ore 12:36
post19
postPicIreland
via. via tutto. tutte le vostre pecore rossazzurre e i giardini verdi delle vostre case recintate con muretti bassi di pietre nere e gli spicchi di sole che si fanno luce sul campo combattendo nel cielo tra le nuvole cariche del nero portato dai corvi e lo spirito guerriero dei celti. via i fiordi mimetizzati tra sassi e torbiere. via le 4 verita' della birra mischiate allo yeast con cui trasformate in crema la schiuma facendomi credere che non sia solo un caso. via ogni colazione a base di uova e pancetta e l'idea che tutto sia quotidiano. via la normalità della guida a sinistra - i comandi a destra - i roundabout. via il ritmo dello shannon, lento come il centro dei vostri villaggi. via tutto. compresi i pub trasformati in tempi e i vostri capelli gialli e i vostri capelli rossi.

via. mi porto via tutto.

ma non frugatemi dentro le tasche. non ho sassi ne gingilli da mostrare. se cercate qualcosa - solo - provate a investigarmi il cuore;  allora si, scusate, ho amato l'Irlanda e mi sono preso tutto il mio Connemara. E un pò di pane tostato.

dentro la foto: Io e l'Irlanda (non sono quello con le orecchie lunghe nè quello con le chiappe pitturate di fresco) 

dentro la musica:
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lunedì, 07 luglio 2008 ore 11:31
post16postPicBro



Negli occhi, bro. tutto negli occhi. quello che c'era davanti ed ogni cosa passata di lato attraverso il fianco. e il sistema sballato di sis. una volta. per fortuna. una sola volta. ma deviato quel tanto che basta ad attirare neuroni a confondere cellule a pronunciare parole tremende di eventi mostruosi di vocaboli morte.

sempre dritto bro. dritto negli occhi. mentre l'asfalto che passa qui sotto, una volta, almeno una volta soltanto, se la spassa con noi tre talmente leggeri, che sulla via dell'alloro di bro, la cosa più costosa e pesante, sembra proprio la sua corona.

rimane tutto, lo sai. tutto negli occhi. ma chiudili adesso. fai senza guardare. perchè tu senti lei sente lui sente io sento. perchè basta un abbraccio.

proprio a voi tre, infatti. un abbraccio. già.

dentro la foto: Bro way. (Broadway NY)
dentro la musica: Jimi Hendrix - Little wing
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domenica, 29 giugno 2008 ore 16:58
post14postPicLatoVistaOriente


certo. lo sento. il mare che arriva da destra quando pensavi di bagnarti sul tuo lato vista oriente. pensa che ti bastava solo azzeccare il verso per crederlo vero. ma hai sognato, almeno.

tu. almeno. sogni.

certo. per te posso farlo. cercare di confondere il mare. ma sai che non servira' a niente. restiamoci addosso. come due gocce d'acqua. come una. così non potrà riconoscerci. ok? ma lo sai che non servira'a niente. sognare con un occhio solo. e mezzo cuore. e intera mente.

perche' ormai il mare traspare e non è neanche più fisico del nostro passaggio. sei umida a destra. e l'onda è vicina davvero. e tu non puoi farci niente. neppure stringermi forte.

hai paura? ma guardati. non lo vedi che sei immortale. non ti vedi?

fai come me. allarga le braccia perdendo difronte dopo avere imparato a mirare. escludi trincee. guarda il mare. mira mare. e spara.
non possiamo piu niente, adesso. non siamo piu niente.
solo acqua. o polvere. o fango.

solo neve.

dentro la musica: verdena - caños
dentro la foto: gio e lulù - isola delle correnti - 2007
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giovedì, 22 maggio 2008 ore 18:29
post9postPicViaggiare3
a sinistra cementogrigio monocromatico. i colori corrono tuttadestra. verdealbero giallograno grigiorosso guardrail. davanti il punto fisso delle vie di fuga dove non arrivo mai. o arrivo sempre. dipende. bastano pochi minuti e tutto si somma nero, il colore che risulta aritmetico ad ogni giro di sole. otto in matematica senza aver capito quest'oscura equazione. l'abitacolo stretto si muove veloce a luci spente. lucio è spento da un pò dentro la sua cassa saldata in legnometallo. mi viene in mente questo. ma la mia cassa destra accesa funzionante dice di no. che non è così. dice che lucio è vivo e sta lì dentro ed è presente e vuole farsi sentire che c'è e mi ulula almeno cento gigawatt sopra il tappetino per ricordarmelo. il volume è così alto che per la potenza la macchina mi tende a sinistra. non credo nella convergenza  ed equilibratura dei pneumatici.  ma credo alla forza della musica, e alla sfiga. per cui quando lo spartitraffico mi si avvicina pericolsamente alla mano sinistra, tanto da accendermi il sigaro spento, lo guardo, ringrazio per la fiamma, e abbasso il volume sterzando contemporaneamente a destra. salvo per poco. la mia mano da sull'azzurro. forse si è congelata. la tengo rigorosamente fuori dal finestrino per sentire che aria tira ma mi sa che è rimasta fuori troppo a lungo.

c'è aria di neve il ventuno di maggio.

attacco il climatizzatore e giro la manopola su superwarm, così si scongela e in trenta secondi è di nuovo primavera. penso questo mentre sulla statale assassina pontina cala improvvisa la notte. eclissi  totale di lampione. cazzo ci mancava anche questa. il diluvio scende non universale. non sistema solare. ma neanche terrestre se è per questo. una pioggia così non si vedeva dai tempi dei dinosauri. penso a un t-rex che mi taglia la strada inseguito da un velociraptor. se non ti tieni sveglio in qualche modo questa maledetta striscia d'asfalto, che tira troppo dritta da roma a latina, ti addormenta di colpo.  "si, viaggiare".  anche se piove. "evitando le buche più dure". ce la metto tutta. ma sono più pericolosi i guardrail e i flash che ti verniciano la macchina bianca e ti abbagliano gli occhi. questo la canzone non lo dice. alzo di nuovo il volume. dai lucio. fammi strada. illumina di note la notte. "anima latina". si, questa ci porta spediti in centro città. va dritta al cuore. veloce come uno sparo. ecco "le grosse donne antiche dalla pelle marrone" sul ciglio destro accanto alle sedie di plastica bianche con gli ombrelli rossi stonati  girate vergognose verso la campagna colpevoli "che nessuna forza per quanto potente potrà veramente piegare" forse. ecco la scritta luminosa "bevi cocacola" che scende sulla lamiera dell'insegna del supermercato indugiando.  ecco, bevo cocacola. lucio vive. la sua anima. latina. eccola. sono vivo anch'io.
E questa è casa.
E questo è quanto.     

dentro la foto: NY - in taxi by night
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venerdì, 02 maggio 2008 ore 01:30
post6

postPic

Sarà che a capodanno me ne stavo ad un passo dal countdown di TimeSquare; che al MoMa ho respirato da molto vicino il profumo dei colori di Van Gogh e della sua notte stellata; che ho pattinato sul ghiaccio del Rockfeller Center; che ho ammirato il tramonto su Manhattan dall'Empire; che ho pianto davanti a GroundZero; che ho passeggiato tra la gente per le vie di Broadway mangiando un hot-dog; che mi sono sdraiato sull'erba verde in Central Park; che ho fatto colazione con un bicchiere di caffè-solo di Starbucks davanti alla vetrina di Tiffany; che ho camminato sulla Fifth Avenue; che ho dormito al Warwick hotel all'angolo tra la sesta e la cinquantaquattresima in un letto ad una piazza e mezza con tre cuscini tutti per me; che ho preso la Subway per il Bronx; che sono sceso a Battery Park e sono risalito a piedi fino a Soho facendo una sosta da Gatsby's; che ho guardato TimeSquare alle due di notte affascinato dalle sue luci come un bambino difronte  ad una giostra infinita. Sarà solo che un sogno si è realizzato, ma la sensazione di libertà che ho respirato a New York mi è rimasta incastrata dentro come una bolla d'ossigeno. Ogni tanto ci torno col pensiero quando mi sento stretto ed ho voglia di sentirmi libero. Mi rifugio in quel posto nell'anima, in cui i grattacieli se ne stanno intatti a farsi coprire dalla  neve  che scende lenta come in un souvenir sottovetro, per respirare aria; come se lì, fosse per sempre, il 10 settembre.

dentro la foto: in ordine sparso - NY - statua della libertà, Moma, Ground Zero, Warwick Hotel, TimeSquare, Starbucks Coffee, The Subway, Gatsby's, 5th Ave., McDonald's.
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Utente: gianlucapez
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